FAQ

A che cosa si fa riferimento quando si usa la parola "droga"?

Droga è un termine, diffuso in Europa dal XVI a scopo commerciale, per indicare prodotti di origine naturale (in particolare vegetale) con spiccate caratteristiche aromatiche (le spezie). Oggi, nell'uso corrente, il termine è pressoché circoscritto a quella classe di sostanze con proprietà farmacologiche attive sul sistema nervoso centrale, altrimenti definite sostanze stupefacenti o psicoattive. Meno utilizzato è il sinonimo "sostanza psicotropa" (psiche + tropos = orientato verso la psiche).

Cosa fa di una sostanza una droga? Quali sono i criteri che si adottano per valutare che cosa sia o non sia una droga?

I criteri che stabiliscono cosa sia droga e cosa no non sono mai univoci. Tre sono le prospettive che si adottano:
• criterio farmacologico: in base alla capacità di una sostanza chimica di modificare in modo significativo un parametro biologico (generalmente inteso del sistema nervoso centrale);
• criterio bio-psico-sociale: in base alla capacità di una sostanza di modificare il comportamento biologico, psicologico e/o sociale di chi la assume;
• criterio socio – culturale: (Knipe 1995) ogni sostanza che la gente ritenga capace di alterare, quando è assunta, le normali – dal punto di vista della cultura studiata – funzioni del corpo (fisiologiche e/o psicologiche).
Bisogna tener presente, poi, che ci sono droghe senza sostanza (ad es. il gioco d'azzardo, il sesso compulsivo, etc.) che imitano in tutto e per tutto bisogni, effetti e aspettative di consumo assolutamente lineari con quelli evidenziati per le sostanze.

Perché le persone assumono/consumano droghe?

Come sopra, non esiste una risposta netta e univoca. Dipende dalle aspettative del consumatore, dal tipo di sostanza utilizzata e dal contesto di consumo: fumare uno spinello a casa in solitudine ha un significato diverso dal farlo in compagnia. Si può affermare che usare droghe non è un atto involontario, ma ha precise finalità e motivazioni. Questo non elimina affatto i rischi cui si incorre, sia che lo si faccia per sentirsi a proprio agio nelle relazioni sociali, o appartenere a un gruppo, o migliorare le prestazioni (lavorative, sessuali, etc.), o eccitarsi nel loisir (tempo libero, tempo dello svago), o ridurre il proprio disagio interiore, o per alterare la mente o farlo come atto di sfida. Vivere una serata di "sballo", a base di alcol e "canne", con gli amici, per divertirsi, non evita il serio rischio di concluderla al pronto soccorso, a volte molto mal messi.

La cannabis è una droga?

Sì è una droga! La cannabis si annovera, senza dubbio, tra le droghe. Rappresenta una sostanza "border", perché lascia ampi spazi di discussione sui criteri di tossicità/non tossicità, illegalità/legalità, disapprovazione/approvazione sociale, sulla quale giocano la loro partita gli assertori del proibizionismo-penalizzazione e quelli dell'antiproibizionismo-depenalizzazione. Ma anche queste discussioni risultano inutili e controproducenti, se è stata assodata dalle ricerche epidemiologiche una pericolosità sociale della cannabis, specie in relazione ai comportamenti alla guida. La cannabis inducendo un abbassamento della soglia di attenzione, aumenta di un fattore 4 il rischio di incidente. Dati scientifici provano che l'uso di cannabis ha effetti sul Sistema nervoso Centrale.

Quali sono le droghe più consumate?

Si parla di Top Five delle droghe e ci si riferisce a: Nicotina (tabacco), Alcol, Cannabis, Eroina, Cocaina. Come si nota in prima linea ci sono sostanze legali sul mercato, in seconda linea quelle illegali, appannaggio delle narcomafie. Seguono le droghe, cosiddette, sintetiche (ecstasy, anfetamine, etc) il cui trend di crescita è continuo nell'ultimo decennio. C'è poi una quota sempre verde di sostanze psichedelizzanti e allucinogene, come LSD, psilocibina e "nuovi" arrivi come la Ketamina. In realtà oggi la poliassunzione, l'uso combinato di diverse sostanze stupefacenti, rappresenta uno dei nuovi trend e un serio motivo di allarme (rapporto OEDT 2009). L'uso combinato di diverse sostanze causa o complica i già difficili problemi da affrontare sul fronte della repressione del traffico alla droga e della tutela della salute

Quali effetti provocano?

Tutte le droghe si "sposano" con l'antico desiderio dell'uomo di modificare i suoi stati di coscienza, sia che gli effetti siano depressori/narcotici (alcol, eroina), che eccitanti/euforizzanti (cocaina, anfetamine, caffeina..), che allucinogeni/dispercettivi (LSD, psilocibina, ketamina) o combinazioni di questi (cannabis, che modula effetti allucinogeni blandi con altri). Gli effetti, comunque, non sono mai unilaterali e non sono sempre quelli desiderati. A questi sono speculari gli effetti indesiderati, che sono il sintomo di una sostanziale autonomia farmacologica della sostanza (... il collasso cardio circolatorio, il bad trip, attacchi di panico, le paranoie e molti altri). Manipolare ed assumere sostanze significa sfidare il rischio: ovvero di presumere un controllo sugli effetti basato su credenze, opinioni e magari precedenti esperienze positive.

Il metadone è una droga?

E' un farmaco oppioide sintetico, usato in medicina come analgesico nelle cure palliative e come terapia sostitutiva (disassuefante) della dipendenza da stupefacenti. In pratica è un farmaco sostitutivo, prescritto dagli specialisti dei Servizi per le Tossicodipendenze, dell'assunzione di eroina e permettere alla persona di impostare un percorso di cambiamento e di astinenza dalla suddetta sostanza. Solo in determinati casi la somministrazione perdura al di là di qualche mese. Infatti si parla di terapie a mantenimento o terapie a scalare. Occorre dire che il metadone è un oppiaceo potente, forse più potente della stessa eroina e questo dichiara che sostituirlo, sospenderlo e/o lasciarlo definitivamente non è semplice. Per questo le terapie riabilitative dalla sostanza (eroina nel nostro caso) possono avvalersene, ma vanno integrate con altri interventi di tipo socio educativo e psicoterapeutico

Sono un genitore e penso che mio figlio/a faccia uso di sostanze: cosa posso fare?

Il primo passo è cercare un dialogo. Lo scopo è di creare un canale di comunicazione, che dia voce ai timori e alle preoccupazioni e porti a comprensione una situazione che appare sfuggente ed equivoca. Parlare è la miglior medicina, proprio perché queste vicende creano, specie nei genitori, sensazioni che stia avvenendo qualcosa di "strano", generando "sospetti", ma anche paure, sensi di colpa, dinieghi e giustificazioni. In questo senso, giova assicurare il genitore che parlare, confrontarsi (fare/ricevere domande, ricevere/dare risposte) con il proprio figlio/a non è un atto di forza o un attentato alla privacy, è piuttosto un atto di responsabilità. Per cui quando si hanno anche solo delle sensazioni è conveniente cercare un dialogo. Voler conoscere significa esercitare un ruolo di tutela. Posticipare nel tempo questa opportunità significa rendere sempre più difficile l'approccio. Tutela della salute del proprio figlio/a figlia significa anche scegliere, cercando una condivisione, di rivolgersi a strutture e specialisti che possono esercitare una funzione informativa e se occorre terapeutica. In queste circostanze fondamentale è la presenza di entrambi i genitori, a testimonianza che un disagio richiede di essere affrontato dal nucleo familiare intero, quale spazio di garanzie, tutele e rassicurazioni affettive.

Mio figlio, un amico, il mio partner è tossicodipendente: che fare?

L'evidenza di una dipendenza porta a considerare, da un punto di vista delle relazioni famigliari, l'intervento di fattori emotivi bloccanti, che nel tempo si sono incancreniti nella "dinamica della colpa": o tutti colpevoli o un colpevole di tutto. Situazione spesso intollerabile ed insostenibile emotivamente.
Interrompere questa dinamica esige una serie di passi che richiedono impegno e responsabilità. In questa fase occorre la consapevolezza che si può manifestare a terzi (amici e/o conoscenti di fiducia, familiari, terapeuti) una richiesta di aiuto, per ricevere sostegno morale, informazioni ,che possono risultare utili per preparare una rete di supporti che potrà servire nelle successive fasi quando si auspica che la persona tossicodipendente si motivi a intraprendere le cure necessarie.
E' importante sottolineare che questa ricerca di sostengo esterno non vuol dire delegare a terzi l'approccio iniziale con la persona tossicodipendente: sarebbe l'ennesima dimostrazione di un blocco comunicativo.

Cos'è una comunità terapeutica per tossicodipendenti?

La comunità terapeutica è uno spazio sociale protetto (con diversi gradi di protezione), nel quale le persone con un problema di tossicodipendenza, possono, con il contributo e il sostegno di persone in analoga situazione e di operatori e specialisti:
• orientare, in una fase iniziale, le proprie scelte di vita verso un cambiamento nel senso della cura;
• consolidare, in una fase intermedia, attraverso le risorse fornite dalla comunità il percorso personalizzato al cambiamento;
• sperimentare, in una fase conclusiva, con progressione un reingresso nella società, attraverso forme di accompagnamento e di reinserimento, lavorativo e sociale in senso lato.
In relazione a queste fasi la comunità rappresenta l'opportunità di rivalutare la propria scala di valori, spostando l'asse degli interessi dal mondo delle cose a quello delle persone, laddove si possono strutturare esperienze emotivamente e culturalmente arricchenti, oltre che dare un senso alle proprie capacità e al proprio progetto di vita.

 

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